I social network sono croce e delizia per personaggi pubblici e non solo. Lo sta imparando a sue spese Yovana Mendoza, una 29enne comune almeno in apparenza, ma divenuta rapidamente star del web grazie al suo profilo Instagram, sul quale è nota ai suoi milioni di followers come Rawvana: un nome che sembra riecheggiare quello di una paladina Disney, ma che con il caro, vecchio “zio Walt” poco o nulla ha a che fare.

Abitudini pericolose

Il nome d’arte della giovane è unione di due termini inglesi – raw e vegan – ed è stato utilissimo alla bellissima blogger per promuovere uno stile di vita alimentare tanto discusso quanto pericoloso: il crudismo vegano.
Il dibattito sulla validità e la pericolosità di un regime alimentare che esclude totalmente carne, pesce, uova e qualsivoglia proteina di origine animale, latte compreso, è da tempo immemore acceso. Medici, nutrizionisti o semplici promotori del veganismo hanno ampiamente esposto le proprie ragioni in televisione, su riviste specializzate e, ovviamente, anche su Internet. Yovana ha così deciso di fornire il suo contributo attraverso il proprio profilo social, postando continuamente foto che la ritraggono in déshabillé o vestita, ma sempre in compagnia della sua fidata porzione di verdura o frutta fresca, rigorosamente cruda ed in bella vista per la gioia dei suoi seguaci, spesso giovanissimi e spesso insicuri e desiderosi di diventare belle e desiderabili come la propria beniamina. Yovana è divenuta rapidamente testimonial di un comportamento sociale che non condiziona solo il proprio approccio alla tavola, ma si configura come esempio di un atteggiamento da seguire; un atteggiamento pericoloso e, come nel caso della 29enne, non attuabile a lungo termine per la propria salute.

Il pesce della discordia

Yovana Mendoza è divenuta da beniamina di Instagram a bersaglio dei webeti con la stessa velocità con il quale si mette il like ad un post. Galeotto fu un video postato per la influencer da un’amica, che immortalava la 29enne a tavola in un ristorante nella splendida Bali; davanti ai suoi occhi un succulento piatto di pesce. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che la giovane, che ha creato un vero e proprio business attorno al suo “matrimonio” con il raw vegan, ha infranto la regola più importante per una vegana convinta: introdurre nel proprio organismo una proteina di origine animale.
Immediata la discesa agli Inferi della blogger, che da Rawvana è stata soprannominata in tempo record Fishvana (dall’inglese fish: pesce). Ogni post condiviso sui social dalla 29enne è stato rapidamente preso d’assalto da haters e fan delusi e la giovane è divenuta vittima degli immancabili cyberbulli, superficiali nei loro giudizi al pari della stessa Yovana, colpevole di aver promosso un’attitudine discussa e dal terrificante impatto sull’organismo.
Ed è infatti la stessa ex Rawvana a spiegare le ragioni mediche per le quali è stata costretta a “rinnegare” il crudismo vegano, così come accaduto ad altri suoi sfortunati “colleghi”: “So che vi sentite traditi e vi chiedo perdono”, chiosa la Mendoza raccontando in un video postato su YouTube, con dovizia di inutili particolari, il suo calvario sanitario. Una video-confessione di 33 minuti circa, nella quale Yovana Mendoza si mette a nudo – stavolta solo metaforicamente – e svela che sono stati proprio i medici a costringerla a reintrodurre nella sua dieta carne, uova ed altre proteine.
Un tentativo di giustificarsi assolutamente controproducente, ma motivato dal sempre più dilagante trend di raccontare sui social network ogni aspetto della propria esistenza, come se fosse una sorta di salvagente per utenti giovani e non oppure una questione di vita o di morte sapere gusti, opinioni, segreti intimi di star improvvisate. Un comportamento ai limiti dell’esibizionismo, che irrimediabilmente attira su questi influencer adoranti complimenti ma anche feroci critiche, accuse, insulti. Così come i webeti avevano preso di mira nei giorni scorsi la figlia di Luke Perry – rea di aver vissuto il suo dolore per la scomparsa dell’amato padre in maniera forse troppo poco “teatrale” – anche la povera Yovana è vittima ma, al contempo, carnefice dell’ambiguo e “carnivoro” mondo dei social network.