Ha fatto della suspense e del voyeurismo due perni portanti del suo stile cinematografico; grazie ai suoi film, Alfred Hitchcock ha portato alla luce un’importante verità: la maggior parte della gente ama guardare, documentare, testimoniare e diffondere di tutto, dai primi vagiti del proprio bebè ad un atto criminale o doloroso. Siamo talmente assuefatti da trasmissioni alla “Grande Fratello” che non riusciamo più a distinguere la differenza tra ciò che è lecito mostrare e cosa, invece, andrebbe tutelato ed esibito solo sugli organi di competenza. Il drammatico caso di F.C., 33enne di Rende (Cs) che ha cercato di togliersi la vita dandosi fuoco davanti la locale caserma dei carabinieri è la dimostrazione lampante del fatto che dovrebbe esistere un confine inviolabile tra diritto di cronaca e dovere morale.

Video choc

Il giovane, insegnante presso un istituto scolastico lombardo, lotta tra la vita e la morte nel reparto di Terapia Intensiva del Centro Grandi Ustionati del Cardarelli di Napoli, con ustioni di terzo grado su testa ed arti superiori e inferiori. Lo scorso 31 gennaio, il giovane ha messo in atto il suo tentativo di suicidio senza spiegare le ragioni che lo avrebbero spinto a compiere un gesto così assurdo. Sotto shock le persone presenti sul teatro della tragedia, le quali si sono mostrate troppo sconvolte per soccorrere l’uomo, ma non abbastanza per filmare l’accaduto, contribuendo alla diffusione a dir poco virale di contenuti altamente cruenti in rete.
Questo atteggiamento superficiale e lesivo nei confronti di F.C. e dei suoi cari ha suscitato non poco sdegno tra utenti e alcune personalità di spicco della stampa e della politica locale. Il sindaco di Rende Marcello Manna ha speso parole di biasimo per gli autori di foto e video diffusi senza alcun rispetto per la vittima: “Quel video ha indignato tutti, istituzioni e cittadini – ha dichiarato il primo cittadino calabrese a FanpageNon so quante chiamate e quanti messaggi ho ricevuto. La gente mi chiedeva di intervenire e bloccare la diffusione dei video. Ma come si fa? Una volta che un video viene pubblicato, è impossibile fermarlo. Molti cittadini si sono arrabbiati, non si può assistere a una cosa del genere“.
Meritevoli di lode sono invece Roberto Viatore e Dmytro Berezyak, due gommisti che sono stati gli unici ad armarsi di estintore, piuttosto che di smartphone, prestando i primi soccorsi al rendese e salvandolo da una fine dolorosa e tragica. La capillare diffusione in rete del video del folle gesto e dei primi soccorsi prestati al giovane hanno camminato a braccetto con l’innumerevole mole di ipotesi circolate sulle ragioni che avrebbero condotto il docente a provare ad abbandonare questo mondo nella maniera più dolorosa possibile.

Rispetto

La prima tesi di stampa e leoni da tastiera è, ovviamente, legata alla tediosa questione del super green pass. Il 33enne, infatti, sarebbe già stato sottoposto alle prime due dosi di vaccino e starebbe attendendo il booster: questa la versione fornita dai familiari del docente, che chiedono a gran voce rispetto per la tragedia che sta colpendo la propria famiglia.
Molti, però, sono i sostenitori della teoria che il giovane fosse stato sospeso da lavoro proprio a causa della mancata certificazione; ciò sarebbe corroborato anche dalla rimozione di alcuni post e commenti sul web che testimoniavano l’attendibilità di tale notizia. Quello che rimane certo, però, è che F.C. deve aver vissuto periodi di forte stress come gran parte del personale scolastico e degli studenti messi in ginocchio da DAD, restrizioni, pressioni fisiche e psicologiche causati dal dilagare del Covid-19. Il docente calabrese potrebbe essere una vittima non solo di un sistema lavorativo e scolastico “barcollante”, ma anche e soprattutto del giudizio tedioso, superficiale e assolutamente ignorante di chi ne ha bacchettato l’atteggiamento, apostrofando il suo tentativo di suicidio come “atto egoistico” e diffondendo, in barba alle norme della privacy e del buon senso, le immagini che documentano un terribile momento di fragilità emotiva.
Altrettanto colpevoli sono i giornalisti e le testate, locali e nazionali, che hanno fatto da rimbalzo su social e portali web di questi strazianti frames, limitandosi ad avvertire la platea – composta anche da giovanissimi – che tali fotografie “potrebbero urtare la sensibilità dell’utente“, come se questo bastasse a placare la morbosa curiosità del voyeur di turno, oramai talmente abituato a scenari di violenza da non lasciarsi turbare da nulla.
Una pericolosa deriva sociale ed umana che invece stampa e personaggi pubblici dovrebbero cercare di arginare, nel rispetto di una deontologia professionale troppo spesso accantonata e, soprattutto, di una famiglia che non riuscirà mai più ad allontanare dalla propria mente la sagoma del proprio ragazzo avvolta dalle fiamme.