
Una serata iniziata alle ore 20:00 e terminata nel peggiore dei modi. Lo 0-0 nel ritorno dei playout contro il Südtirol condanna il Bari: al triplice fischio, la squadra pugliese sprofonda ufficialmente nell’inferno della terza serie.
Solo tre anni fa i biancorossi erano a un passo dallo scrivere una pagina indelebile della propria storia, un sogno spezzato all’ultimo secondo dalla zampata di Pavoletti. Da quella notte, per la piazza pugliese è iniziato un lento e inesorabile declino: prima la retrocessione evitata per un soffio nei playout contro la Ternana, firmata dall’orgoglio di capitan Di Cesare, e ora il crollo definitivo a Bolzano.
La gestione della famiglia De Laurentiis a Bari, guidata operativamente dal presidente Luigi (figlio di Aurelio), è una parabola calcistica iniziata sotto i migliori auspici nel 2018 e naufragata in un clima di durissima contestazione, culminato proprio nel drammatico epilogo di questa stagione.
1. La Rinascita (2018-2023): Il “Modello Napoli” in Puglia
Dopo il doloroso fallimento della gestione Giancaspro nel 2018, il sindaco dell’epoca Antonio Decaro affida il titolo sportivo della città ad Aurelio De Laurentiis. L’obiettivo è chiaro: applicare il modello aziendalista, solido e senza debiti, che ha fatto la fortuna del Napoli.
La scalata: sotto la presidenza del giovane Luigi De Laurentiis, il Bari vince subito la Serie D (2018/19). Dopo due tentativi a vuoto in Serie C, conquista la Serie B nel 2022 grazie alla guida di Michele Mignani.
L’apice del sogno: nella stagione 2022/23, da neopromossa, la squadra esprime un calcio spettacolare trascinata dai gol di Walid Cheddira. Il San Nicola torna a riempirsi con oltre 50.000 spettatori. Il film si interrompe solo l’11 giugno 2023, al 94° minuto della finale playoff contro il Cagliari, quando il gol di Leonardo Pavoletti gela lo stadio e spezza il sogno della Serie A. Da quella notte, qualcosa si rompe per sempre.
2. Il Declino e gli errori strategici (2023-2026)
Il mancato approdo in massima serie dà il via ad una gestione improntata al ridimensionamento tecnico, aggravata da scelte di mercato discutibili e da una gestione comunicativa che allontana progressivamente la piazza.
I mercati al risparmio e i continui ribaltoni: vengono ceduti i pezzi pregiati (Cheddira, Caprile, Folorunsho) senza rimpiazzi all’altezza. Le stagioni successive diventano una girandola caotica di allenatori e direttori sportivi (gli esoneri di Mignani, Marino, Iachini, e i valzer in panchina tra Caserta, Vivarini e Longo).
La frattura ambientale: Il legame con la tifoseria si spacca definitivamente a causa di alcune dichiarazioni pubbliche (come quando Aurelio De Laurentiis definì pubblicamente il Bari “la seconda squadra del gruppo”, scatenando l’ira di una piazza storicamente orgogliosa). Da quel momento, lo slogan della curva diventa chiaro e unanime: “Liberate il Bari”.
3. Il “Tetto di Cristallo” della Multiproprietà
Il peccato originale della gestione De Laurentiis risiede però nelle norme federali della FIGC: la regola vieta tassativamente le multiproprietà nel calcio professionistico in caso di contemporanea presenza nella stessa categoria o, comunque, fissa una scadenza perentoria al 1° luglio 2028.
Per la tifoseria, questo vincolo si è trasformato in un “tetto di cristallo”: la percezione diffusa è che la proprietà non abbia mai voluto (o potuto) investire davvero per la Serie A, poiché la promozione avrebbe imposto la vendita immediata del club a causa del possesso del Napoli. Il Bari è stato percepito a lungo come una “succursale di lusso”, una prigione dorata senza reali ambizioni di grandezza.
L’Epilogo attuale: la resa dei conti
La retrocessione anticipa di fatto i nodi storici della cessione. Subito dopo il triplice fischio contro il Südtirol, il fallimento sportivo è diventato un caso politico e istituzionale.
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha inviato una durissima lettera formale a Luigi De Laurentiis chiedendo un incontro urgente e, soprattutto, un progetto serio e chiaro orientato alla vendita della società. Le istituzioni locali hanno persino paventato l’ipotesi di omettere la firma per la disponibilità dello stadio San Nicola (necessaria per l’iscrizione al campionato) senza garanzie precise sul futuro societario.
La gestione De Laurentiis a Bari si sta per chiudere così nel peggiore dei modi: laddove era iniziata per ridare stabilità, finisce lasciando una piazza ferita, in terza serie, e con l’assoluta necessità di un nuovo compratore per poter ripartire da zero.
