di Rocco Buscieti e Graziella Assumma
Cinque vittorie consecutive avevano generato entusiasmo, aspettative e, inevitabilmente, anche qualche certezza di troppo. Poi è arrivato il Trapani e la Reggina ha conosciuto per la prima volta in stagione il sapore della sconfitta.
Un 1-0 che interrompe la striscia positiva degli amaranto, ma che non cancella quanto costruito nelle prime giornate. La Reggina rimane una squadra ambiziosa e, soprattutto, resta lì dove voleva essere. Semplicemente, ieri non è stata la solita Reggina.
E sarebbe troppo facile fermarsi al risultato. Perché il Trapani ha meritato la vittoria; la Reggina ha faticato a trovare continuità, ha perso qualche duello di troppo e, soprattutto nella ripresa, non è riuscita a riprendere in mano una partita che si era fatta complicata.
Una partita letta male. La sensazione è che ieri sia mancata anche una lettura efficace della gara.
Il Trapani ha saputo sporcare la partita, togliere ritmo agli amaranto e mettere in difficoltà una squadra abituata a imporre il proprio gioco. La Reggina ha faticato a creare occasioni con continuità e, quando il pareggio sembrava ormai il risultato più probabile, ha concesso troppo.
È proprio questo il passaggio sul quale lavorare: quando non si riesce a vincere, bisogna almeno saper non perdere.
Anche alcune scelte iniziali e i cambi possono essere discussi. Fa parte del gioco. Ma discutere una decisione tecnica non significa necessariamente trasformarla nella spiegazione di tutto e, soprattutto, non significa mettere in discussione ciò che è stato costruito fino a questo momento.
Una sconfitta non cambia tutto. È forse questo il punto più importante.
Una squadra può essere criticata dopo una prestazione negativa. Anzi, deve esserlo. Ma esiste una differenza sostanziale tra analizzare ciò che non ha funzionato e trasformare una battuta d’arresto in una sentenza.
Cinque vittorie non rendevano la Reggina imbattibile. Una sconfitta non la rende improvvisamente una squadra da rifondare.
Il calcio, soprattutto in un campionato lungo, vive di equilibrio. Ci sono partite in cui tutto gira nel verso giusto e altre in cui bisogna avere la lucidità di accettare che l’avversario sia stato semplicemente migliore.
Ieri il Trapani lo è stato e riconoscerlo non significa essere meno ambiziosi. Significa, semmai, avere la lucidità necessaria per capire dove intervenire.
Piedi per terra, senza perdere la strada: forse è proprio questa la lezione che arriva da Trapani.
Dopo una serie di vittorie è facile alzare le aspettative, convincersi che ogni partita debba necessariamente avere lo stesso epilogo e dimenticare quanto sia difficile mantenere continuità per un’intera stagione.
La sconfitta di ieri può allora avere anche un valore: ricordare che nulla è scontato, che ogni gara va giocata e che la Reggina dovrà continuare a meritarsi, settimana dopo settimana, le ambizioni che si è costruita.
Non servono drammi e non servono alibi. Serve prendere ciò che non ha funzionato, correggerlo e ripartire.
Perché se cinque vittorie avevano acceso entusiasmo, una sconfitta non deve spegnerlo. Può semplicemente riportare tutti nella dimensione giusta: quella di una squadra che vuole vincere, ma che dovrà ancora lavorare tanto per riuscirci.

