Un gradino in giù per risalirne tre.
Arriva la prima sconfitta, forse inaspettata, ma certamente da cogliere come stimolo per riprendere a “correre”. Dopo cinque giornate perfette, quindici gol fatti e zero subiti, la Reggina inciampa. E lo fa contro un Trapani che non si lascia intimidire dalla prima della classe (come ormai abitudine, tutti giocano alla morte contro chi si chiama “Reggina”) e questo va sottolineato.
Abbiamo visto tutti una Reggina meno brillante, meno lucida, imbrigliata in una partita dove trovare spazi e idee è diventato più complicato del solito. Succede? Certo, è normale, perché anche le grandi squadre, bramose di stare davanti a tutti, devono attraversare giornate così.
Il tifoso? Certamente avrebbe voluto vincere ancora. E ancora. Portare a sei la casella vittorie, poi a sette e vai così… Perché quando la tua squadra parte in questo modo, inizi quasi a pensare che quella corsa sia infinita.
Ma il campionato è un’altra cosa. E questa sconfitta dovrà servire.
Dovrà servire a capire, correggere, lavorare. Verbi mai da dimenticare. A mister Marchionni il dovere di analizzare insieme ai suoi ragazzi. A lui il compito di riportare in campo quella Reggina che abbiamo imparato ad apprezzare nelle prime giornate: intensa, convinta, affamata, squadra bene organizzata.
Un gradino in giù per risalirne tre: è questa la filosofia da cui ripartire. Perché una sconfitta non può cancellare un’identità costruita con il lavoro. Può, anzi deve, diventare benzina per la prossima partita. Perché la Reggina non deve dimostrare di essere imbattibile. Deve dimostrare di saper proseguire con lavoro e determinazione, il resto verrà da solo, mentre questa trasferta di Capaci sarà soltanto un passaggio.
Perché si può cadere. Ma chi vuole arrivare fino in fondo deve avere la forza di rialzarsi. “Vista da Nord” o dalla Sud, continueremo insieme a guardare avanti.
Perché questa storia è ancora tutta da vivere e da…scrivere.

