Drammatiche perdite stanno funestando in queste ore la blasonata kermesse cinematografica di Venezia. Solo poche ore fa, è stata resa nota la scomparsa di Nino Castelnuovo, interprete de “Il paziente inglese” ed attore anche per Germi e Visconti, ma noto soprattutto per gli sceneggiati Rai e un simpatico spot nel quale saltava con disinvoltura una staccionata; nella giornata di ieri, invece, la notizia della sospetta e prematura dipartita della star di “The Wire” e “Boardwalk Empire”, Michael K. Williams: il 54enne potrebbe essersi spento in seguito a un’overdose.
La città lagunare, però, è rimasta letteralmente attonita nella giornata di ieri per la morte di una delle star indiscusse della Nouvelle Vague, l’eterno amico/rivale di quell’Alain Delon che conquistava le donne con un semplice sguardo. Jean-Paul Belmondo, scomparso all’età di 88 anni a Parigi, non aveva bisogno di giocare la carta dell’oggettiva bellezza sfoderata, invece, dal collega senza troppi fronzoli: il suo volto così espressivo, il suo sorriso scanzonato e strafottente, il suo fascino da simpatico antieroe non ha solo attirato l’attenzione del pubblico femminile ma anche di tanti registi – da Vittorio De Sica che lo volle ne “La ciociara” al fianco di Sophia Loren a François Truffaut, che grazie a “La mia droga si chiama Julie” ne evidenziò le capacità interpretative in ruoli drammatici – e di colleghe letteralmente catturate da quella “bruttezza affascinante” a dir poco anticonvenzionale.

“Magnifique”

Nato a Neuilly-sur-Seine nel lontano 1933 da padre scultore e madre pittrice, Jean-Paul Belmondo può essere definito in un certo senso un figlio d’arte. Il giovane Jean-Paul, tuttavia, sembrava essere inizialmente interessato allo sport più che al cinema. Ciononostante, l’attore transalpino mosse i suoi primi passi relativamente presto, dapprima in teatro e poi davanti la macchina da presa. La sua prima interpretazione cinematografica risale al 1956 con il cortometraggio “Moliere“. Numerose le pellicole che lo hanno lanciato nell’Olimpo dei grandi: la sua migliore performance è universalmente ritenuta, tuttavia, quella del ladro Michel Poiccard nell’opera-manifesto della Nouvelle Vague, “Fino all’ultimo respiro“. Era il 1960 e Belmondo venne diretto magistralmente da un altro mostro sacro della Settima Arte europea, Jean-Luc Godard.
Nonostante le sue notevoli capacità interpretative e la sua capacità di portare in scena le mille sfaccettature dell’animo umano cimentandosi in ruoli diametralmente opposti gli uni dagli altri, Belmondo non fu mai premiato con un importante riconoscimento cinematografico, eccezion fatta per una Palma d’Oro alla Carriera a Cannes nel 2011 e per un Leone d’Oro, anch’esso alla Carriera, nel 2016. Premi significativi, ma forse riduttivi considerata la straordinaria carriera di quello che il Presidente francese Emmanuel Macron ha definito senza mezzi termini “Le Magnifique“, “Il Magnifico“.

Il dolore dell’eterno rivale

Numerosissimi sono stati i messaggi di cordoglio giunti sin dalla giornata di ieri dopo aver appreso della morte di Jean-Paul Belmondo. “Sono rimasta sola – ha chiosato Claudia Cardinale, che con l’attore francese aveva condiviso il set de “Il clan dei Marsigliesi” – Sono addoloratissima, per me è stato e rimarrà, come per tanti altri, l’immagine della vitalità. Nel mio cuore e nella mia memoria non cesserà mai di essere in movimento. Ringrazio la vita per aver unito i nostri percorsi. Il mio affetto più profondo va ai suoi familiari e in particolare ai suoi figli“. La collega francese Dominique Sanda ha parlato della scomparsa di Belmondo come di un “Grande dispiacere. Non ho mai lavorato con lui, ma ci siamo conosciuti. L’ultima volta ci siamo visti qualche anno fa al Festival Lumière di Lione, dove Belmondo riceveva un tributo. In quell’occasione i nostri sguardi si sono incrociati e ci siamo salutati. Mi ricordo esattamente il suo volto, che era quello di un uomo ormai anziano ma sempre attraente, con quella stessa espressione da ragazzo simpatico che ha reso unica la sua faccia“.
Tra i numerosi messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia di Belmondo, il più struggente è arrivato dall’eterno rivale Alain Delon. La storia del rapporto tra i due divi transalpini è stata sempre arricchita di dettagli in bilico tra mito e realtà, che li volevano una volta amiconi e quella successiva agli antipodi dentro e fuori dal set. “Sono devastato – ha ammesso Alain Delon – Ho bisogno di reagire per non stare nelle stesse condizioni tra cinque ore… Non sarebbe male se ce ne andassimo tutti e due, insieme. È una parte della mia vita“. Una vita lunga, ricca di sorprese e di duro lavoro riconosciuto per colui che venne definito, non senza un pizzico di orgoglio misto ad ammirazione, il brutto più affascinante della storia del cinema.