Per oscure ragioni di copyright capita che film di genere italiani degli anni ’70/80 non siano mai disponibili in Dvd di lingua italiana, ma sempre d’importazione, il più delle volte in formati inglesi, tedeschi oppure spagnoli. Ed è appunto il caso di “Conquest“, film “fantasy – barbarico” di Lucio Fulci, uscito nel 1983; in 30 anni, il film è stato editato rarissime volte in Vhs nel nostro Paese, mentre all’estero ha persino avuto l’onore del formato laser disc con i contenuti speciali. Il motivo? Il recupero di Fulci come regista cult da parte degli appassionati di cinema di serie B, per merito soprattutto delle sparate di Quentin Tarantino, che ha spesso omaggiato il regista romano nelle sue pellicole. “Conquest” era difficile da reperire persino su Internet: le uniche versioni da scaricare erano quelle in inglese e spagnolo. Grazie a mia moglie e alla sua passione per Amazon (ops, pubblicità occulta!), finalmente il Dvd italiano del fantasy è giunto tra le mie mani. Di questo film esistono diverse recensioni online, videoreviews e persino parodie su Youtube, solitamente viene stroncato dai critici internauti che lo considerano un mero prodotto alimentare del regista, mentre altri lo esaltano vedendoci qualità tecniche e artistiche assenti negli altri fantasy italiani del periodo. In realtà, hanno ragione tutti e nessuno, ma prima spendiamo qualche parola sul regista. Anche se potrà sembrare blasfemo ai fanatici dello stracult, non considero affatto Fulci un maestro della Settima Arte come viene tuttora bollato dai fan più esagitati; è stato indubbiamente un ottimo artigiano nel panorama cinematografico del Bel Paese, soprattutto in un’epoca in cui chi voleva tentare la strada dell’horror o del fantastico doveva essere parecchio coraggioso nel credere in soggetti fuori dagli schemi. Ma nonostante la rivalutazione, a mio modesto parere si salvano al massimo una dozzina di pellicole tra le oltre 60 che il regista ha diretto tra i primi anni Sessanta e gli anni Novanta; è vero che Fulci può essere considerato uno sperimentatore che si divertiva a sovvertire i cliché o i luoghi comuni tipici del cinema di genere (lui stesso amava definirsi un “terrorista dei generi“) e diversi suoi film sono decisamente ben fatti, ma molte volte si ha l’impressione che non avesse ben chiare le idee sul film da fare. Se è vero che, nelle commedie come nei film drammatici, inseriva elementi che spiazzavano lo spettatore, è altrettanto veritiero che le sue pellicole fossero colme di difetti: lungaggini, una certa lentezza nel ritmo, attori non sempre ben diretti, limiti nel budget e nel tempo a disposizione (non mancano mai, ma non possono essere sempre una giustificazione), una certa tendenza a strafare, superficialità varie e situazioni improbabili. Ma, come ha giustamente fatto notare Paolo Mereghetti, non si può non riconoscere a Fulci una certa propensione autoriale, frutto dell’amore per il cinema classico e la letteratura fantastica, che sommandosi alle ovvie necessità commerciali ogni tanto veniva a galla e gli ha permesso di partorire film solidi ed emozionanti. Ma anche nei film meno impegnati Fulci cercava di inserirci sempre qualcosa di nuovo o di originale per stupire lo spettatore, dalle commedie con Franco e Ciccio passando per quelle “serie” con Lando Buzzanca fino ai thriller per poi arrivare all’horror, il genere con il quale il suo nome è noto in tutto il mondo; il problema è che si trattava di lampi di talento, sprazzi che comparivano qua e la in un contesto generale assolutamente non esaltante. Ed è anche il caso di “Conquest”: concepito per cavalcare l’onda del successo del genere barbarico, esploso l’anno prima con “Conan il barbaro” di John Milius, il film guarda più a “La guerra del fuoco” del francese Annaud, uscito nel 1981, mescolando quindi il fantasy con l’avventura e creando un pastrocchio forzato. All’epoca, il fantasy aveva già trovato degli epigoni in Italia, come “Gunan il guerriero” e “Il trono di fuoco” (non quello di spade!) entrambi diretti da Franco Prosperi o “Ator l’invincibile” di Joe D’Amato. Ma questi ultimi film erano solo una mera scopiazzatura del film con Schwarzenegger, dai costumi alle scenografie, secondo la moda di un certo cinema popolare italiano di rifare (nel vero senso del termine) i blockbuster statunitensi del momento, senza alcuna originalità né guizzi di regia. Inoltre, già nei primi anni Ottanta il cinema di genere italiano aveva ormai imboccato il viale del tramonto, sia per la mancanza cronica di pecunia che per il modificarsi dei gusti del pubblico, percorrendo quella strada che lo avrebbe condotto all’esaurimento sul sorgere dei Novanta. Con “Conquest” Fulci aveva sicuramente in testa un film migliore, come si evince dalle scelte di regia, fotografia e scenografie; purtroppo per il suo cinema, anche il regista aveva intrapreso il viale del tramonto, non tanto per mancanza di ispirazione quanto per i più incombenti problemi di salute che lo porteranno alla morte nel 1996, vedendosi così costretto a rinunciare a diversi progetti, ad abbandonare i set di film già iniziati affidando la regia ad altri o a stringere sempre più i tempi di produzione girando frettolosamente o accontentandosi in pratica del “buona la prima”. Tutti dettagli che si riscontrano anche in “Conquest” nonostante diversi pregi che elencheremo tra poco; anzi, per fare prima dividerò l’articolo in due paragrafi, “pregi” e “difetti” del film.

La trama

Siamo agli albori dell’umanità, in una terra desolata lontana lontana (il film è stato girato completamente nella Gallura sarda). La malvagia regina/strega Ocron, interamente nuda ma con il volto celato dietro una maschera d’oro, tiranneggia alcune comunità di ominidi sotto la minaccia di non far più sorgere il sole e pretendendo al contempo sacrifici umani dalla popolazione per compiere ella stessa atti di cannibalismo (perchè? Boh!); nel frattempo, la donna ha una visione ricorrente in cui un guerriero senza volto la uccide con un arco che scocca frecce laser (?!). Da un regno lontano in cui impera la pace e una civiltà più avanzata, arriva il guerriero/principe Ilias, in possesso di un arco magico, che sta intraprendendo un viaggio di “conoscenza” dalle finalità non molto ben spiegate. Il giovane s’imbatte e stringe amicizia con il cacciatore/lottatore/amico degli animali misantropo Mace, che accetta di accompagnarlo per imparare a tirare con l’arco, un’arma che non ha mai visto. Intanto, grazie ad alcuni deboli indizi, Ocron si convince che sia Ilias il giovane assassino della sua visione, anche se non sa il nome esatto dell’arma che possiede, e gli scatena contro tutte le magie e le creature mostruose al suo servizio, o meglio, le scatena il fantasmatico Zora (un non-si-sa-cosa ricoperto di una pesante armatura e una maschera di ferro: com’è possibile, dato che nessuno conosce il ferro in questo film?), che sembra l’amante/padrone di Ocron. Dopo diverse peripezie, Ilias viene ucciso e decapitato, ma il suo spirito (pare di capire) entra nel corpo di Mace dopo che quest’ultimo si è cosparso delle ceneri dell’amico avendone cremato il cadavere. Recuperato l’arco di Ilias, che adesso può scoccare le fintissime frecce laser, Mace si vendica affrontando Ocron e la uccide, ma il cadavere della donna si tramuta inspiegabilmente in un lupo che fugge via.

Pregi

I pregi di questo film sono semplici da elencare, anche perché sono davvero pochi (ahimè!). Innanzitutto le intenzioni di “Conquest”, anche se confuse, sono chiare: nonostante fosse una sceneggiatura su commissione, è evidente che Fulci ne voleva fare una specie di riflessione sulle origini misteriose della civiltà umana e i riti primordiali, sul momento esatto in cui l’uomo è passato dal credere alla magia e alla divinizzazione delle cose naturali (in questo caso, il sole) all’organizzazione delle prime comunità stanziali e dei villaggi che non avevano più bisogno solo della caccia, ma anche dell’agricoltura, l’allevamento di animali e il commercio. Spunto interessante che poteva essere sviluppato meglio, come meglio poteva essere approfondito anche l’eterno scontro tra Bene e Male e la concezione sacra degli stessi.
Per il resto, le cose migliori del film risiedono nella tecnica cinematografica: tutti i luoghi sono avvolti da una fitta nebbia (che compare ovunque, anche in riva al mare) che effettivamente dà alla pellicola un’atmosfera magica da inizio dell’umanità, come di qualcosa che è stato appena creato, ma è poco funzionale alla trama e, alla lunga, produce pure fastidio alla visione; la fotografia di Alejandro Alonso Garcia (il film è una co-produzione italiana-spagnola-messicana) con i suoi colori accesi è ottima, lontana anni luce da quella “freddezza” a cui ci ha ormai abituati il digitale, e valorizza gli splendidi panorami selvaggi della Sardegna. Anche il montaggio (con l’ottimo Vincenzo Tomassi alla supervisione) fa i miracoli dosando e scegliendo tagli d’inquadratura a volte arditi e persino le incomprensibili dissolvenze incrociate che fanno apparire o scomparire in scena i personaggi (salvo alcune eccezioni) senza una ragione precisa contribuiscono a comporre una dimensione evanescente e quasi onirica apprezzabile, almeno da parte dello spettatore meglio disposto. Per non parlare poi delle sequenze gore che, pur c’entrando fino ad un certo punto con la storia, nessuno oggi avrebbe il coraggio di girare e che hanno permesso al film di entrare nell’immaginario collettivo (proprio in “Conquest” c’è una delle scene più cruente di tutta la filmografia fulciana: una donna viene aperta a metà per il lungo da due licantropi tirandola per le gambe e la sua testa viene poi bucata da Ocron per berne il sangue e la materia cerebrale, manco fosse una noce di cocco, al fine di acquisire una non meglio specificata “forza”. Una delicatessen per gli appassionati!). Inoltre, la scelta di far morire a metà film uno dei due eroi è spiazzante per il genere e sarà poi utilizzata in altri film futuri, anche stranieri. Infine, c’è la musica dell’apprezzatissimo Claudio Simonetti, leader dei Goblin: anche se tira chiaramente al risparmio, abusando della musica elettronica, il musicista ci regala almeno un paio di temi memorabili che aggiungono un tocco fiabesco all’intera vicenda. Ripetiamolo, si tratta comunque di lampi di genialità e intuizione, sparsi senza neppure troppo discernimento in un contesto sgangherato ma che, sviluppati meglio, avrebbero sicuramente messo insieme, non dico un capolavoro, ma almeno un film valido.

I difetti

Ed eccoci al dolentissimo momento di elencare i difetti di “Conquest”, che compongono il 90% del film. Sarà molto più facile per me inserire solo delle domande sull’inverosimiglianza e le incongruenze della pellicola; ad alcune riuscirò a dare una risposta, ad altre no. Ma su alcuni elementi posso già esprimermi senza problemi. Innanzitutto, il titolo: eh sì, perché questo film è fuorviante già nel nome. Non vi è infatti ALCUNA conquista nella trama, giacché le invasioni si fanno con gli eserciti, mentre qui abbiamo solo due eroi un po’ sfigatelli che uccidono il cattivo e forse, sottolineo forse, libereranno la popolazione dalla tirannia, ma parlare di tirannia è anch’esso fuorviante perchè in questo regno oscuro Ocron si limita a chiedere sporadicamente dei sacrifici umani in suo onore (anzi, nel film se ne vede solo uno) lasciando poi la popolazione relativamente libera di agire come meglio crede. Ma allora, perchè non si ribellano? Boh, forse perché sono degli ignoranti convinti che una persona possa davvero ordinare al sole di sorgere o che aspettano che il forzuto di turno li liberi definitivamente. A ben pensarci, potrebbero anche emigrare, dato che in quella terra sembrano non esistere confini o barriere insormontabili. Poi abbiamo i cattivi più stupidi del cinema italiano e non: possiedono dei poteri magici che usano sporadicamente (anzi, Ocron non li usa proprio e da regina cattiva alla fine si trasforma in una femminuccia petulante), compiono atrocità tanto per fare vedere che sono cattivi e ovviamente non ci risparmiano nemmeno la classica risata malefica, come il Franti di deamicisiana memoria. E che dire delle creature mostruose del film? Quelle che compaiono in “Conquest” non fanno parte dell’immaginario barbarico e neppure di quello fantasy: i licantropi usati come scagnozzi da Ocron (camminano alla luce del giorno, usano armi, parlano e si muovono in modo del tutto simile agli umani oltre a somigliare moltissimo al Chewbecca di “Guerre Stellari”), le creature delle rocce (che non sono neppure male, peccato che non si sappia nulla di loro e parlino come Sbirulino), gli esseri che vivono nel buio (si, li chiamano proprio così!), dei quali vediamo solo gli occhi che brillano nell’oscurità e gli artigli, che uccideranno Ilias. Davvero, la maggior parte di loro c’entra come i cavoli a merenda in tutta la trama; sembra di assistere ad una storia di paura raccontata da un bimbo che mescola alla rinfusa personaggi provenienti dai generi più disparati, non avendo ancora ben presente il concetto di plausibilità. Forse è per questo che Fulci ha pensato bene di introdurre molti dei protagonisti con le dissolvenze incrociate, come a dire “è solo una favoletta, neppure costruita bene, accettatela e scomparirà senza lasciare tracce”. I dialoghi: oddio, i dialoghi. Sono forse la componente più debole, stupida ed approssimativa di tutto il film; battute pronunciate con un’intonazione aulica che non vanno da nessuna parte e non spiegano nulla. Sarebbe stato meglio se il film non avesse avuto il sonoro perché i dialoghi di “Conquest” sono completamente inutili. Non approfondiscono i personaggi, creano solo confusione nello spettatore e per giunta sono incomprensibili: è davvero difficile digerire battute come “Ocron preferisce la carne giovane e fresca (da mangiare)!”, “Rubare è più divertente che uccidere”, “Hai ucciso il suo corpo, ma non la vita che è in lui“, “Quando un uomo incontra un altro uomo, non si sa mai chi dei due morirà, ma se un uomo incontra un animale, si sa subito che morirà l’animale (pronunciata subito dopo un omicidio a sangue freddo!)”. Inoltre state certi che, appena un personaggio dichiarerà le sue intenzioni, nella scena successiva compierà qualcosa di completamente diverso da quello che aveva appena detto: non certo per furbizia, ma solo perché gli sceneggiatori erano probabilmente strafatti quando hanno scritto il copione! Gli attori, poi, non aiutano, spesso sembra che non abbiano neppure idea di quale espressione assumere in molte inquadrature, ma non può essere esclusivamente colpa loro (il regista che ci sta a fare?).
E ora, le domande: 1) Perchè Ilias si fissa con la vendetta contro Ocron dato che riesce a salvarsi in ben due suoi attacchi e potrebbe semplicemente andarsene da un’altra parte? 2) In che cosa consiste il suo viaggio di conoscenza del Bene e del Male grazie al quale dovrebbe poi governare saggiamente il suo popolo? 3) Qualcuno è mai riuscito a memorizzare la supercazzola che gli racconta il padre prima di lasciarlo partire? 4) Perchè Ocron deve palesemente masturbarsi con i serpenti per poter avere le visioni? 5) Perchè è perennemente nuda? 6) Perchè la sua maschera è d’oro quando si nota chiaramente che non conosce alcun tipo di metallo? 7) Perchè Mace si autodefinisce un misantropo e poi ha un gruppo di amici ai quali porta sempre selvaggina ed intrattiene persino una relazione con una delle donne del clan? 8) Perchè non spiega chiaramente ad Ilias il significato del simbolo che porta tatuato sulla fronte? 9) Come mai i due diventano super amiconi in 5 minuti? 10) Da dove cacchio proviene Zora e in base a quale criterio esistono i suoi poteri? 11) Anche se è dovuto ai limiti di budget, perchè alcuni effetti speciali fanno palesemente schifo? 12) Che cacchio c’entrano gli zombi? Ma qui si può rispondere tranquillamente: poiché, dopo il successo di “Zombi 2“, i morti viventi erano divenuti il marchio di fabbrica fulciano, il regista li inseriva alla rinfusa anche in film dove non erano necessari. E allora 13) Quanti cadaveri c’erano in quel lago da dove improvvisamente emergono fuori e perchè? 14) Tutte le creature rispondono agli ordini di Ocron o di Zora? 15) Perchè Ocron si intestardisce nel catturare Ilias anche quando lui vorrebbe mollare tutto? 16) Come fa Ocron a capire, tramite la scombiccherata descrizione del suo sgherro, che l’arma di Ilias è proprio un arco, dato che non sa neppure che cosa sia? 17) Per quale motivo Mace riesce a comunicare con gli animali? 18) Perchè le creature delle rocce vogliono assolutamente catturare Ilias, dato che Ocron non li ricompenserà certo con denaro o ricchezze che agli albori dell’umanità non potevano esistere? 19) Per quale strana magia Ilias (e poi Mace) riesce a controllare l’energia divina dell’arco? 20) Perchè Zora alla fine scompare del tutto dicendo che è troppo tardi per lottare (perchè tardi? Fino a quel momento è riuscito a combattere a distanza i due eroi, ma quando se li trova davanti stranamente scappa via)? 21) Perchè, dopo una lotta con Mace, Zora si palesa e scompare subito dopo quando potrebbe ucciderlo immediatamente con qualche stregoneria? 22) Ma in fondo, chi cazzo è Zora? 23) Perchè tante crudeltà gratuite? Anche a questa domanda è facile rispondere: Fulci amava mettere in tutti i suoi film (anche quelli comici) momenti di pessimismo cosmico e struggente cattiveria, mutuati dalle sue letture delle storie horror americane. Non a caso, all’estero viene rispettivamente chiamato “poeta della crudeltà” o “poeta del macabro“. A me sembrano invece trovate per scioccare deliberatamente lo spettatore senza tanti complimenti, ma bene o male funzionano. 24) Perchè Ocron, una volta tolta la maschera, ha un viso mostruoso? 25) Perchè, morendo, si trasforma in un lupo? 26) E’ forse collegato al fatto che anche Zora si è tramutato in lupo in alcune scene e proprio nel finale lo vediamo che l’aspetta per fuggire insieme? 27) Ma perché proprio in lupi e poi dove scappano alla fine? Può darsi che Fulci avesse in mente un sequel mai realizzato, chissà, tenendo conto che l’ultima inquadratura mostra Mace che si allontana, forse per cercare e uccidere definitivamente Ocron.
Una risposta definitiva a tutte queste domande probabilmente c’è: in fondo il cinema di genere, quello più genuino e popolare, ci ha insegnato per decenni che quello che conta è l’intrattenimento che scaturisce dalle singole scene e non da una trama ben strutturata e coinvolgente. Vero, appassionati del cinema di serie B? Comunque, questo film è da vedere e rivedere assolutamente: è immediato, immaturo e provinciale, proprio come il bel cinema italiano che fu e che a noi quasi quarantenni ha allietato l’infanzia. Buona visione!

Il trailer americano del film

Il tema musicale principale

Un pensiero su “#CinemaTocrito# “Conquest”, il fantasy sgangherato che voleva essere un capolavoro”

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